Siamo solo noi-a
Espressione dai mille doppi sensi che l’incontro-scontro con la noia genera, noia come autentica cifra esistenziale che, percorrendo tutta la vita e la storia personale soprattutto di M, ne riproduce e ne riflette i momenti, i cambiamenti, le stesse differenti percezioni che, di essa, si possono registrare in ordine al suo fenomenologico “farsi evento”, al suo progressivo radicarsi nella struttura ontologica di un io sempre più sballottato, senza apparenti approdi, nel naufragio dell’esistenza: di un’esistenza “giocata”da entrambi fra scommessa e provocazione, sul filo di un’angoscia, individuale e collettiva, sempre ritornante.
Il sintagma “noi-a”, nel suo sdoppiato registro grafico, rende immediata e illuminante la condizione di inquietudine emergente nella vicenda di oscillante tensione dell’io di chi (Vasco ed M) vive tra “smarrimento” e “ritrovamento”.
Vita spericolata?!…Vivere!, tentativi/o per uscire dalla noia mortale non nella direzione di un acquietante trasfigurazione ultramondana di tipo mistico-ascetico, ma nella ricerca coraggiosa di uno stile di vita concretamente modellato sull’imperioso comando di andare al massimo, all’insegna di una vitalità nuda, intrisa di una diversa percezione del tempo; tempo inteso come bruciante folgorazione di ritmi senza freno, di attimi da assaporare senza costrizioni, di emozioni da sperimentare in ogni modo, senza tracce di speranza, ma anche senza il deformante vittimismo del “deraciné”. Un andare al massimo coincidente con la proposta, fatta alla propria coscienza, di improntare alla “spericolatezza” uno stile di vita che non deve né vuole offrire passivamente il fianco alla noia; una vita che, al contrario, vuole aprirsi alla tensione massima verso una sperimentazione concreta di possibilità diverse (si potrebbe quasi scorgere nei “guai”, così “scandalosamente” evocati, l’espressione della “passione del possibile”), per uscire dalle strettoie della piattezza e dalla illusione di appaganti “certezze”, foriere, peraltro, di nuova noia. Una “spericolatezza” che esprime la voglia di sottrarsi al gioco del ferreo conformismo attraverso forme di libertà individualmente vissuta, “ognuno col suo viaggio”, ognuno cioè con il peso della propria storia e delle proprie responsabilità.
Sembra quasi di ascoltare, in questo vigoroso grido, il “folle” richiamo nietzscheano al senso della terra e alla ebbrezza dionisiaca, con la percezione del tempo come eternamente ritornante nella pienezza dell’attimo, da ridesiderare sempre nella convergenza di passato e futuro, con l’audacia della volontà decisa ad istituire una nuova tavola di valori e ad eliminare le fin troppo feticizzanti aspirazioni alla trascendenza.
Siamo solo noi-a
Espressione dai mille doppi sensi che l’incontro-scontro con la noia genera, noia come autentica cifra esistenziale che, percorrendo tutta la vita e la storia personale soprattutto di M, ne riproduce e ne riflette i momenti, i cambiamenti, le stesse differenti percezioni che, di essa, si possono registrare in ordine al suo fenomenologico “farsi evento”, al suo progressivo radicarsi nella struttura ontologica di un io sempre più sballottato, senza apparenti approdi, nel naufragio dell’esistenza: di un’esistenza “giocata”da entrambi fra scommessa e provocazione, sul filo di un’angoscia, individuale e collettiva, sempre ritornante.
Il sintagma “noi-a”, nel suo sdoppiato registro grafico, rende immediata e illuminante la condizione di inquietudine emergente nella vicenda di oscillante tensione dell’io di chi (Vasco ed M) vive tra “smarrimento” e “ritrovamento”.
Vita spericolata?!…Vivere!, tentativi/o per uscire dalla noia mortale non nella direzione di un acquietante trasfigurazione ultramondana di tipo mistico-ascetico, ma nella ricerca coraggiosa di uno stile di vita concretamente modellato sull’imperioso comando di andare al massimo, all’insegna di una vitalità nuda, intrisa di una diversa percezione del tempo; tempo inteso come bruciante folgorazione di ritmi senza freno, di attimi da assaporare senza costrizioni, di emozioni da sperimentare in ogni modo, senza tracce di speranza, ma anche senza il deformante vittimismo del “deraciné”. Un andare al massimo coincidente con la proposta, fatta alla propria coscienza, di improntare alla “spericolatezza” uno stile di vita che non deve né vuole offrire passivamente il fianco alla noia; una vita che, al contrario, vuole aprirsi alla tensione massima verso una sperimentazione concreta di possibilità diverse (si potrebbe quasi scorgere nei “guai”, così “scandalosamente” evocati, l’espressione della “passione del possibile”), per uscire dalle strettoie della piattezza e dalla illusione di appaganti “certezze”, foriere, peraltro, di nuova noia. Una “spericolatezza” che esprime la voglia di sottrarsi al gioco del ferreo conformismo attraverso forme di libertà individualmente vissuta, “ognuno col suo viaggio”, ognuno cioè con il peso della propria storia e delle proprie responsabilità.
Sembra quasi di ascoltare, in questo vigoroso grido, il “folle” richiamo nietzscheano al senso della terra e alla ebbrezza dionisiaca, con la percezione del tempo come eternamente ritornante nella pienezza dell’attimo, da ridesiderare sempre nella convergenza di passato e futuro, con l’audacia della volontà decisa ad istituire una nuova tavola di valori e ad eliminare le fin troppo feticizzanti aspirazioni alla trascendenza.

Michele Caporale è l’autore del libro “D’io Vasconvolto”.
D’io vasconvolto è il libro con cui tenta un approccio del tutto originale alla produzione artistica di Vasco, per tracciare, attraverso l’esaltante e suggestivo racconto dei momenti epifanici di un viaggio-concerto, vera e propria metafora della vita, un percorso di carattere filosofico-esistenziale, attingendo al senso più profondo e vitale delle parole del cantante.
Questo libro non è una biografia, non è una raccolta di canzoni e non è il “diario” di un fan vasco-sconvolto.
Questo libro ha una sola chiave di lettura: la libertà. La libertà di essere se stessi, vivendo senza condizionamenti, senza costrizioni, senza idolatrie e, forse, perfino senza alibi. Libertà di vivere la vita con la spontaneità dello “s-concerto”.
«Il concerto è approdo sicuro, radura aperta, cerchio luminoso, è l’idea della vita che accoglie e disperde, sorprende e ri-prende».
Articolo di Michele Caporale, autore del libro “D’io Vasconvolto”.

