Energia del dis-senso: dissenso o non senso?
Energia del dis-senso (dissenso), ma pur sempre energia quella che è posta alla base della ricerca di un senso; ricerca condotta tra sfida e provocazione, nell’altalenante gioco di dubbio e attesa, ricerca destinata, probabilmente, ad essere in-conclusa. A partire dal rifiuto di ogni costruzione logica dell’esistenza, tendente a far sconfinare, nell’approdo metafisico, ogni pur legittima aspirazione alla “ragionevolezza” di una conclusività e all’assolutezza di verità e di valori, si incarna, in queste due esistenze, la domanda sulla possibilità di “rinunciare” alla sconfinata pretesa del pensiero non solo di “pensare” la totalità, ma di essere, perciò, esso stesso l’unico strumento di accesso alla presunta verità della realtà.
Nell’interrogarsi, i due rimangono atterriti dalla vacuità dei tanti tentativi di interpretare il senso delle cose alla luce di comode quanto assurde sistemazioni logiche della realtà, che essi vedono imprigionata dall’ipocrisia dei comportamenti individuali e collettivi e soffocata dalle contraddizioni di un mondo complesso, in cui “basta poco” per cadere nell’intolleranza e nella negazione della diversità, dell’alterità, dell’altro-in-quanto-altro.
Non vi sono docenti né discenti nel carnet del “buono e cattivo” più famoso , né in quello del perfetto sconosciuto, ma solo una “corrispondenza di intricati sensi e nonsense” con chi si sintonizza sulle onde di un brivido che danza sopra l’indicibile: un indicibile che trova, tuttavia, la sua possibilità di comunicazione in una vibrante e non comune forma di linguaggio, continuamente transcodificato tra musica e parola, giocato fra suggestioni “stravissute” e continui flashback della memoria.
Energia del dis-senso: dissenso o non senso?
Energia del dis-senso (dissenso), ma pur sempre energia quella che è posta alla base della ricerca di un senso; ricerca condotta tra sfida e provocazione, nell’altalenante gioco di dubbio e attesa, ricerca destinata, probabilmente, ad essere in-conclusa. A partire dal rifiuto di ogni costruzione logica dell’esistenza, tendente a far sconfinare, nell’approdo metafisico, ogni pur legittima aspirazione alla “ragionevolezza” di una conclusività e all’assolutezza di verità e di valori, si incarna, in queste due esistenze, la domanda sulla possibilità di “rinunciare” alla sconfinata pretesa del pensiero non solo di “pensare” la totalità, ma di essere, perciò, esso stesso l’unico strumento di accesso alla presunta verità della realtà.
Nell’interrogarsi, i due rimangono atterriti dalla vacuità dei tanti tentativi di interpretare il senso delle cose alla luce di comode quanto assurde sistemazioni logiche della realtà, che essi vedono imprigionata dall’ipocrisia dei comportamenti individuali e collettivi e soffocata dalle contraddizioni di un mondo complesso, in cui “basta poco” per cadere nell’intolleranza e nella negazione della diversità, dell’alterità, dell’altro-in-quanto-altro.
Non vi sono docenti né discenti nel carnet del “buono e cattivo” più famoso , né in quello del perfetto sconosciuto, ma solo una “corrispondenza di intricati sensi e nonsense” con chi si sintonizza sulle onde di un brivido che danza sopra l’indicibile: un indicibile che trova, tuttavia, la sua possibilità di comunicazione in una vibrante e non comune forma di linguaggio, continuamente transcodificato tra musica e parola, giocato fra suggestioni “stravissute” e continui flashback della memoria.

Michele Caporale è l’autore del libro “D’io Vasconvolto”.
D’io vasconvolto è il libro con cui tenta un approccio del tutto originale alla produzione artistica di Vasco, per tracciare, attraverso l’esaltante e suggestivo racconto dei momenti epifanici di un viaggio-concerto, vera e propria metafora della vita, un percorso di carattere filosofico-esistenziale, attingendo al senso più profondo e vitale delle parole del cantante.
Questo libro non è una biografia, non è una raccolta di canzoni e non è il “diario” di un fan vasco-sconvolto.
Questo libro ha una sola chiave di lettura: la libertà. La libertà di essere se stessi, vivendo senza condizionamenti, senza costrizioni, senza idolatrie e, forse, perfino senza alibi. Libertà di vivere la vita con la spontaneità dello “s-concerto”.
«Il concerto è approdo sicuro, radura aperta, cerchio luminoso, è l’idea della vita che accoglie e disperde, sorprende e ri-prende».
Articolo di Michele Caporale, autore del libro “D’io Vasconvolto”.

